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Paragrafo 8 . Il socialismo scientifico di Marx ed Engels.

     
Una svolta decisiva nello sviluppo del pensiero socialista si ebbe con
l'opera  di  Karl Marx (1818-1883) e di Friedrich Engels  (1820-1895).
Marx,  dopo aver compiuto studi universitari di diritto e di filosofia
a  Bonn  e  a  Berlino,  si  era dedicato all'attivit  giornalistica,
manifestando idee decisamente liberali in netta opposizione al governo
prussiano;  nel  1843, in esilio volontario a Parigi,  era  venuto  in
contatto  con  i  socialisti  francesi e aveva  stretto  amicizia  con
Engels.  Questi,  figlio di un industriale tessile tedesco,  dal  1842
aveva  vissuto quasi sempre in Inghilterra, a Manchester,  dove  aveva
diretto  una fabbrica del padre ed era entrato in rapporto  con  molti
cartisti,  che si battevano per l'ottenimento di una costituzione  pi
democratica e per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori, e  con
alcuni  socialisti seguaci di Owen. Nel 1847, Marx  ed  Engels  furono
incaricati dalla lega dei comunisti, un gruppo di operai rivoluzionari
al quale avevano aderito, di elaborare il programma del movimento, che
fu  pubblicato  l'anno  seguente col titolo di Manifesto  del  Partito
Comunista.
     Secondo  Marx ed Engels, la societ  caratterizzata dal modo  in
cui   gli  uomini  operano  per  soddisfare  i  propri  bisogni,  cio
dall'attivit produttiva; a questa corrisponde infatti la  "struttura"
della  societ stessa, ossia la sua organizzazione materiale, distinta
dalla "sovrastruttura", che  l'insieme delle idee, dei valori e delle
istituzioni giuridiche, politiche e culturali.
     L'organizzazione  materiale della societ, essendo  basata  sulla
divisione  del  lavoro  e  dei beni, genera una  contrapposizione  tra
classi dominanti, in quanto detentrici degli strumenti di produzione e
quindi del potere economico e politico, e classi subalterne: le  prime
sono interessate a mantenere intatta la struttura sociale, perch essa
  fonte  del  loro  predominio; le seconde  sono  invece  sempre  pi
motivate  a distruggerla, perch essa  causa della loro subalternit.
Tale  inevitabile lotta tra classi ha prodotto il succedersi  di  vari
sistemi  sociali  nel corso della storia: dal comunismo  primitivo  al
modo  di  produzione schiavistico tipico dell'et  antica,  da  quello
feudale all'affermazione del sistema capitalistico, che, secondo  Marx
ed  Engels,  ormai  giunto al limite del suo sviluppo,  sarebbe  stato
abbattuto dalle forze da esso stesso prodotte, ossia dal proletariato.
Quest'ultimo,   sempre  pi  numeroso  e  consapevole  delle   proprie
condizioni e
     
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     della  propria  forza, organizzato politicamente  a  livello  non
solo  nazionale  ma anche internazionale, avrebbe imposto,  attraverso
l'iniziativa  rivoluzionaria, il proprio predominio. La dittatura  del
proletariato,  con l'abolizione dei rapporti economico-sociali  tipici
del  sistema  capitalistico,  avrebbe consentito  la  scomparsa  della
distinzione  in  classi  e  la  realizzazione  di  una  societ  senza
privilegi  e  antagonismi,  fondata sul  rispetto  degli  individui  e
sull'interesse della collettivit.
     Marx  ed  Engels,  dunque, basandosi su  una  precisa  concezione
della  societ  e della storia, sostenevano che il socialismo  era  il
risultato  dell'inevitabile crisi del capitalismo  e  non  un  sistema
ideale  da preferire per motivi umanitari o morali, come ritenevano  i
precedenti  teorici del socialismo, per questo definiti  "utopistici".
Essi  ritenevano  inoltre  che,  se  la  societ  socialista  era  una
necessit   storica,   legata  alla  crescita  ed   alla   progressiva
affermazione ed emancipazione del proletariato, l'appello per  la  sua
attuazione  doveva essere rivolto ai proletari di tutto il  mondo.  Il
socialismo  si arricchiva cos di due nuovi e fondamentali  caratteri,
che  avrebbero  avuto  un'influenza determinante  sullo  sviluppo  del
movimento operaio: la scientificit e l'internazionalismo.
